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IL CAMBIAMENTO CLIMATICO E LA PRODUZIONE INDUSTRIALE

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Come il clima può impattare sull’attuale sistema produttivo industriale

Il tema del cambiamento climatico non è nuovo per chi segue la nostra azienda, abbiamo già parlato in un precedente articolo di come il cambiamento climatico possa impattare sulla sicurezza alimentare ma questo è solo una parte di come l’effetto del clima impatterà sulle industrie food e soprattutto sulle industrie del food packaging.

Abbiamo letto e valutato un importante documento dalla IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) pubblicato a seguito della sua 48°edizione del 1-6 ottobre, ovvero il “Rapporto speciale sul riscaldamento globale a 1,5°C (SR15)”.

Questo rapporto è frutto di due anni di lavoro basati su dati scientifici che la IPCC aveva commissionato ai vari enti e organi governativi, alla Conferenza di Parigi del 2015.
La 48° edizione è stata incentrata sull’analisi di questi dati dai quali, purtroppo è emersa una situazione preoccupante: “Dall’età preindustriale infatti si stima che le attività umane abbiano causato approssimativamente 1 grado di riscaldamento globale, con una variazione probabile da 0,8 gradi a 1,2 gradi. Il riscaldamento globale è probabile che raggiunga 1,5°C fra il 2030 e il 2052, se continua ad aumentare al tasso corrente (fonte Rapporto IPCC).”

Sempre dal rapporto evince come nel 2017 la concentrazione di CO2 atmosferica sia arrivata a livelli pari al +146% dei livelli pre-industriali, tre quarti di queste provengano dal settore produttivo. “Limitare il riscaldamento globale richiederà dei cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti, applicati a tutti gli aspetti della società, con evidenti benefici per le persone e gli ecosistemi naturali, limitare il riscaldamento a 1,5° rispetto ai 2°C potrebbe andare di pari passo con la garanzia di una società più sostenibile ed equa”.

Il cambiamento deve passare dal comparto produttivo

Al fine di contenere il progressivo aumento della CO atmosferica sarà necessario attuale su scala mondiale una decisa transizione verso sistemi produttivi più sostenibili. Cioè dovremmo rinnovare una concezione di progresso che ponga al primo posto la crescita economica, il rispetto della biodiversità e di concerto la salute. Se questo processo non avverrà o avverrà troppo lentamente, ci troveremo innanzi a grandi conseguenze sia economiche che sociali.

Secondo l’IPCC in assenza di provvedimenti strutturali in appena 12-15 anni la temperatura media del pianeta potrebbe aumentare stabilmente di 2°C causando danni irreversibili all’ambiente e alla nostra salute. Alcuni effetti di tale cambiamento sono stati descritti nel nostro precedente articolo “Il cambiamento climatico e la sicurezza alimentare”.

Scioglimento Ghiacciai

Quali impatti se aumenta il surriscaldamento

Il Rapporto IPCC sostiene che gli impatti sarebbero importanti e significatici, il livello dei mari si innalzerebbe di circa 10cm causando un cambiamento permanente sull’ecosistema marino con impatti sulla pesca e sulle comunità che basano la loro economia sulla pesca.
Un aumento di circa 2°C della temperatura media del globo causerebbe inoltre lo scongelamento di circa 1,5-2,5 milioni di chilometri quadrati di permafrost causando il rilascio metano, uno dei gas serra. Gli ecosistemi marini saranno colpiti dall’acidificazione e dal riscaldamento degli oceani.
La biodiversità si ridurrebbe del 16% per le piante, all’8% per i vertebrati e al triplo, il 18% per gli insetti. Creando scompenso su tutto il settore agricolo (molto forte, ad esempio in Italia con le sue DOP e IGP)

Anche la biodiversità degli insetti potrebbe causare problemi anche alla salute umana, l’aumento della temperatura media causerebbe un aumento del numero di zanzare che trasportano malattie come la malaria, così come il bestiame che, a seguito del peggioramento della qualità e quantità di foraggio, peggiorerebbero la loro resa in termini di risorse per gli esseri umani.

Che cosa possiamo fare

Sicuramente dobbiamo rivedere la nostra idea a concezione del business, un business che deve mettere al centro valori che non siano solo quelli economici ma soprattutto di sostenibilità delle imprese. Esistono già ad esempio soluzioni che rivedono i sistemi di approvvigionamento più sostenibili, come ad esempio la certificazione ISCC PLUS della quale abbiamo parlato anche in un precedente articolo.

Un altro caso è rappresentato dalla certificazione EQUALITAS che si sta affermando nel settore produttivo enologico, questo schema punta non solo su schemi di gestione legati alle performance aziendali ma anche ad un bilancio di sostenibilità bastato su dati reali ovvero su specifici studi di LCA.

La soluzione non è unica e dietro l’angolo ma deve essere costruita attraverso una consulenza strategica orientata alla transizione ecologica delle nostre imprese.

MV CONSULTING Srl è una società di consulenza specializzata nel settore alimentare e dei materiali a contatto alimentare a livello internazionale. L’esperienza e la competenza dei suoi consulenti, maturata in contesti industriali, può aiutarti ad affrontare in modo professionale ogni progetto.

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Informazioni sull’autore: Marco Valerio Francone

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