Analisi del Decreto Legislativo 231/2017 (Decreto sanzionatorio sull’etichettatura)

Il Decreto Legislativo 231/2017 recante la “disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori e l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del medesimo regolamento (UE) n. 1169/2011 e della direttiva 2011/91/UE”, è stato emanato lo scorso 15 dicembre 2015 dal Consiglio dei Ministri, con relativa approvazione sempre nella medesima data.

Ai sensi dell’articolo 31 del Decreto Legislativo 231/2017 “Le disposizioni del presente decreto entrano in vigore decorsi novanta giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana”, pertanto, essendo avvenuta la pubblicazione l’8 febbraio 2018, significa che dal 9 maggio 2018 il Decreto Legislativo 231/2017 è a tutti gli effetti in vigore e dunque possono essere sollevate le previste sanzioni ove si riscontrino inadempienze.

Il documento è stato emanato a poca distanza dal Decreto Legislativo 29/2017 Disciplina sanzionatoria per la violazione di disposizioni di cui ai regolamenti in materia di materiali e oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari e alimenti, pubblicato il 18 marzo 2017 sulla Gazzetta Ufficiale n.65 e già recensito su uno dei nostri precedenti articoli.

Con entrambi i decreti a questo punto, le istituzioni hanno ufficialmente definito i regimi sanzionatori sia in termini di informazioni al consumatore che per la salvaguardia delle sicurezza dei Materiali a contatto con gli alimenti (MOCA), andando a focalizzare eventuali controlli proprio sul materiale da imballaggio e sulle informazioni ivi trasmesse al consumatore.

Analizziamo adesso cosa prevede nello specifico il Decreto Legislativo 213/2017 o come è stato comunemente denominato “Decreto sanzionatorio sull’etichettatura”

Nutritional label

Responsabilità e sanzioni per la violazione delle disposizioni generali:

In primo luogo il decreto legislativo 231/2017 riprende la definizione di “soggetto responsabile” che risulta essere l’OSA (Operatore del Settore Alimentare) così come definito dal Regolamento (UE) 1169/2011 all’articolo 8, con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o il cui nome o la cui ragione sociale siano riportati in un marchio depositato o registrato.  Questo chiarisce che il criterio di attribuzione della responsabilità è legato a filo diretto alla titolarità del marchio. Se l’OSA non è stabilito nell’Unione, il responsabile è l’importatore che ha sede nel territorio dell’Unione.

Il nuovo decreto legislativo 231/2017 stabilisce le sanzioni per la violazione delle disposizioni del Reg. (UE) 1169/2011 riguardanti:

  • Articolo 3 Pratiche leali di informazione di cui all’art. 7 del Regolamento (UE) 1169/2011: è vietato condurre in errore l consumatore, pertanto, salvo che il fatto costituisca reato, la violazione dei criteri generali di trasparenza e corretta informazione dei consumatori è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000,00 a 24.000,00 euro.
  • Articolo 4 Obblighi informativi da parte degli OSA di cui all’art. 8 del Regolamento (UE) 1169/2011: gli operatori, diversi dal “soggetto responsabile”, che forniscono alimenti di cui conoscono o possono presumere la non conformità in tema di informazione, sono puniti con una multa da 500,00 a 4.000,00 euro.

Esempio: l’operatore di un pubblico esercizio che riporti in modo incompleto o errato le informazioni relative agli alimenti venduti non preconfezionati.

La modifica delle informazioni ricevute su un alimento, qualora possa ‘indurre in errore il consumatore o ridurre in qualunque altro modo il livello di protezione dei consumatori’, è punita con la sanzione da 2.000,00 a 16.000,00 euro.

Esempio (1): la cancellazione e/o sostituzione di informazioni obbligatorie come data di scadenza, modalità di conservazione, ingredienti, ecc.

L’omissione di informazioni obbligatorie negli scambi tra operatori economici, ovvero prima della consegna al consumatore finale, è soggetta alla sanzione da 1.000,00 a 8.000,00 euro. La medesima sanzione viene applicata in caso di omissione delle informazioni sull’imballo esterno degli alimenti preimballati nella cessione tra produttore e cliente commerciale.

Esempio (2): informazioni obbligatorie (denominazione, lotto, scadenza, ecc.) riportate solo sul documento commerciale e non sull’imballo.

  • Articolo 5 indicazioni obbligatorie di cui agli art. 9 e art. 10 e all’allegato III del Regolamento (UE) 1169/2011: Salvo che il fatto costituisca reato, la mancata apposizione delle indicazioni obbligatorie relative agli allergeni comporta l’applicazione di una pena da 5.000,00 a 40.000,00 euro. Fatto salvo il caso in cui l’operatore responsabile abbia avviato le procedure previste dall’art. 19 del Reg. (UE) n. 178/2002 prima dell’accertamento della violazione da parte dell’autorità di controllo.

L’omissione di una o più delle altre informazioni obbligatorie comporta l’applicazione della sanzione da 3.000,00 a 24.000,00 euro.

Nota bene: sui prodotti a marchio del distributore (private label), oltre alla ragione sociale e indirizzo del produttore o confezionatore, è obbligatoria l’indicazione della ragione sociale e indirizzo anche del distributore. L’omissione di quest’ultima comporta la sanzione a carico del distributore.

  • Articolo 6 posizionamento e presentazione delle indicazioni obbligatorie di cui agli art. 9, art. 12 e art. 13 e all’allegato IV del Regolamento (UE) 1169/2011: La violazione dei criteri a garanzia della leggibilità delle informazioni in etichetta è punita con una somma di € 1.000,00 a 8.000,00 euro. Stessa sanzione se le informazioni che devono apparire nello stesso campo visivo (es. denominazione di vendita e quantità, oltre al tenore alcolometrico per le bevande alcoliche) siano diversamente collocate.
  • Articolo 7 vendita a distanza di cui all’art. 14 del Regolamento (UE) 1169/2011: La violazione dei requisiti d’informazione al consumatore prescritti in tutti i casi di vendita a distanza, compresi dunque i canali di e-commerce, comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000,00 a 16.000,00 euro.
Decreto legislativo 231:2017_4

Violazione delle disposizioni specifiche sulle indicazioni in etichetta

Il decreto legislativo 231/2017 “disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori” sono analizzate le sanzioni in rapporto alla violazione delle disposizioni specifiche sulle indicazioni obbligatorie in etichetta ed in particolare per quanto riguarda:

  • Articoli 8 denominazione dell’alimento di cui agli art. 17 e art.18 e all’allegato VI del Regolamento (UE) 1169/2011: il mancato rispetto delle disposizioni per la denominazione di un alimento, ovvero impiego di una denominazione protetta, un marchio o un nome di fantasia, comporta l’applicazione della sanzione da 2.000,00 a 16.000,00 euro. La sanzione potrà essere ridotta da 500,00 a 4.000,00 euro nel caso in cui la violazione sia dovuta ad errore o omissione formale o nel caso d’impiego di denominazione legalmente utilizzata nel Paese di produzione (diverso dall’Italia) e tuttavia non chiara ai consumatori italiani.Un’ulteriore violazione soggetta a sanzione da € 1.000,00 a € 8.000,00 è riferita alla omissione di indicazioni quali lo stato fisico del prodotto (es. affumicato, decongelato), la presenza di acqua aggiunta se superiore al 5% su prodotti e preparazioni a base di carne o di pesce, oltre agli obblighi di comunicare “carne ricomposta” o “pesce ricomposto”.
  • Articolo 9 Elenco degli ingredienti di cui all’art 18, paragrafi 1 e 3 ed all’Allegato VII del Regolamento (UE) 1169/2011: Il mancato rispetto delle disposizioni sulla denominazione degli ingredienti è soggetto a una pena da € 2.000,00 a € 16.000,00, ed in misura ridotta, da € 500,00 a € 4.000,00 qualora la violazione riguardi solo errori od omissioni formali. La violazione delle disposizioni specifiche relative all’indicazione e designazione degli ingredienti soggiace a sua volta a una sanzione da € 1.000,00 a € 8.000,00, in riferimento ai molteplici casi indicati in Allegato VII al Reg. UE 1169/11.
  • Articolo 10 Indicazione degli allergeni di cui all’articolo 21 ed all’Allegato II del Regolamento (UE) 1169/2011: La violazione dei requisiti per la corretta indicazione degli allergeni in etichetta è punito con la sanzione amministrativa da € 2.000,00 a € 16.000,00 salvo che il fatto costituisca reato.

La Commissione Europea ha pubblicato apposite Linee Guida per la corretta informazione in etichetta della presenza, anche potenziale a causa di contaminazioni accidentali, di ingredienti allergenici.

A tal proposito è bene specificare che la potenziale presenza di allergeni non volontariamente immessi nel processo va assoggettata a misure di prevenzione e controllo al pari di qualsiasi contaminazione che possa incidere sulla sicurezza dell’alimento. Pertanto le eventuali carenze riscontrate il tal senso sono a loro volta soggette alle sanzioni per non aver adeguatamente adottato specifiche misure di autocontrollo (GMP, PRP, HACCP). Tale principio è valido anche presso pubblici esercizi, ristoranti, mense, ecc.

  • Articolo 11 Indicazione quantitativa degli ingredienti e della quantità netta di cui all’art 22 ed all’Allegato VIII e art 23 ed Allegato IX del Regolamento (UE) 1169/2011: La violazione dei requisiti per la corretta indicazione quantitativa degli ingredienti (QUID) e della quantità netta è punita con la sanzione amministrativa da € 1.000,00 a € 8.000,00 salvo che il fatto costituisca reato. La completa omissione del QUID comporta una sanzione maggiore , ovvero da € 3.000,00 a € 24.000,00.
  • Articolo 12 Indicazione del Termine Minimo di Conservazione (TMC), data di scadenza e data di congelamento di cui all’art 24 ed all’Allegato X del Regolamento (UE) 1169/2011: La violazione dei requisiti per la corretta indicazione del TMC, ovvero il Termine Minimo di Conservazione con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro ……” comporta la sanzione da € 1.000,00 a € 8.000,00.

A tal proposito si precisa che il Reg. UE 1169/2011 non vieta la vendita di alimenti che abbiano superato il TMC, a condizione che il naturale deperimento delle proprietà organolettiche del prodotto non sia tale da renderlo non più idoneo al consumo. La vendita potrà comunque essere ammessa nel rispetto della corretta informazione al consumatore, ovvero esponendo un cartello in cui si informa che i prodotti esposti hanno superato il TMC.

Intervento sanzionatorio più severo qualora vengano violati i requisiti relativi alla data di cadenza, indicata con “da consumarsi entro il ……”, riferibile a prodotti deperibili. In tal caso, la cessione a qualsiasi titolo o l’esposizione per la vendita al consumatore finale di un alimento che abbia superato la data di scadenza, è punita con una sanzione da € 5.000,00 a € 40.000,00 e possibile provvedimento di sequestro cautelare del prodotto potendosi configurare un rischio per la salute pubblica.

La sanzione viene applicata al cedente o a chi espone la merce.

Su carni, preparazioni di carne e prodotti della pesca non trasformati congelati, l’omissione di data di scadenza e/o della data di congelazione, riportata con “Congelato il…” o “Surgelato il…” è punita con sanzione da € 2.000,00 a € 16.000,00.

  • Articolo 13 Indicazione del Paese d’Origine o Luogo di Provenienza di cui all’art 26 (e relativi atti di esecuzione) ed all’Allegato XI del Regolamento (UE) 1169/2011: La violazione sui contenuti e modalità dell’indicazione di Paese d’origine o luogo di provenienza sono soggette a sanzione amministrativa da € 2.000,00 a € 16.000,00 con possibile riduzione di sanzione da € 500,00 a € 4.000,00 nel caso di errori od omissioni formali.

Si precisa che l’origine di un prodotto, qualora sia realizzato in più territori, viene attribuita a quello in cui si è realizzata l’ultima trasformazione sostanziale (con l’eccezione dei casi in cui l’origine della materia prima sia oggetto di indicazione obbligatoria, come per le carni, o sia vincolata ad un territorio come nel caso dei prodotti DOP).

In linea di principio l’indicazione d’origine in etichetta è facoltativa, fatta eccezione di casi in cui gli alimenti appartengano a categorie oggetto di legislazione specifica, oppure casi in cui la presenza di rappresentazioni grafiche, in etichetta e pubblicità del prodotto, suggestive di un’origine diversa rispetto a quella effettiva. Ad esempio, un prodotto alimentare che richiami un’idea di italianità ma che non sia realizzato in Italia, deve precisare in etichetta l’effettivo paese di origine.

In UE è prescritta l’indicazione dell’origine sulle seguenti categorie di prodotti:

  • Ortrofrutta
  • Prodotti di agricoltura biologica
  • DOP
  • IGP (solo se vige il vincolo di uso di materie prime locali)
  • Vini e bevande alcoliche o liquori oggetto di indicazioni geografiche riconosciute
  • Prodotti ittici freschi
  • Miele
  • Uova
  • Olio vergine ed extravergine di oliva
  • Carni fresche, congelate e surgelate (escluse le preparazioni a base di carne)

In Italia si aggiungono:

  • Passate di pomodoro
  • Latte e prodotti derivati
  • Articolo 14 Violazioni in materia di titolo alcolometrico di cui all’art 28 ed all’allegato XII del Regolamento (UE) 1169/2011: La violazione sull’indicazione del titolo alcolometrico, obbligatorio per le bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume, è punita con sanzione da € 500,00 a € 4.000,00.

Qualora il tenore alcolometrico non appaia nello stesso campo visivo della denominazione di vendita, la sanzione raddoppia da € 1.000,00 a € 8.000,00.

  • Articolo 15 Violazioni in materia di dichiarazioni nutrizionali di cui agli articoli da 30 a 35 ed agli allegati XIII, XIV e XV del Regolamento (UE) 1169/2011: L’errata indicazione, espressione e presentazione della dichiarazione nutrizionale, fatte salve le deroghe previste dallo stesso regolamento, viene punita con una sanzione da e 2.000,00 a € 16.000,00.
Decreto legislativo 231:2017_3

Violazione in materia di informazioni volontarie sugli alimenti

  • Articolo 16 Violazioni in materia di informazioni volontarie di cui all’art 36 del Regolamento (UE) 1169/2011: Salvo che il fatto costituisca reato, la scorrettezza di notizie fornite a titolo volontario su informazioni previste come obbligatorie, è punita con le sanzioni come previste nei rispettivi articoli 5-15 del decreto.
  • Le informazioni volontarie in contrasto con i criteri generali di veridicità e trasparenza, confuse o ambigue, sono a loro volta soggette a sanzione amministrativa da € 3.000,00 a € 24.000,00. La stessa pena potrà applicarsi, quando la Commissione europea avrà definito le relative norme, per mancato rispetto delle attribuzioni “vegetariano” e “vegano”.

    I messaggi volontari devo essere veritieri e, ove possibile, dimostrabili con dati scientifici.

Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Reg. (UE)1169/2011 e relative sanzioni

II decreto abroga le disposizioni del Decreto Legislativo 109/1992 divenute inapplicabili in quanto materia armonizzata dal regolamento, oltre che disciplinare le materie non armonizzate, in applicazione dell’articolo 44 del regolamento. Inoltre viene data applicazione alla Direttiva 2011/91/UE del 13 dicembre 2011 relativa alle “diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare”. In particolare:

Adeguamento della normativa nazionale alle norme specifiche per:

    • l’identificazione del lotto o della partita (articolo 17);
    • i distributori automatici (articolo 18);
    • la vendita di prodotti non preimballati (articolo 19);
    • i prodotti non destinati al consumatore (articolo 20);

Quadro sanzionatorio relativo alle disposizioni nazionali

  • Articolo 17 Diciture o marche che consentono  di  identificare  la  partita  alla quale appartiene una derrata alimentare ai sensi della Dirirettiva 2011/91/UE: I prodotti alimentari non possono venire posti in vendita senza riportare l’indicazione del lotto di appartenenza. Il lotto è determinato e apposto sotto la propria responsabilità dal produttore, o dal confezionatore, o dal primo venditore stabilito in UE. Deve figurare in etichetta o sulla confezione degli alimenti preimballati, ovvero sull’imballo o recipiente di quelli non preimballati. Il lotto può essere omesso qualora la data di scadenza o il termine minimo di conservazione siano espressi almeno con il giorno ed il mese. Pertanto, diversamente da quanto previsto dal Decreto Legislativo 109/92, eventuali altre date non sono più idonee a sostituire l’indicazione del lotto, quale ad esempio la data di confezionamento.
  • Articolo 18 Distributori automatici: Rispetto alla precedente disposizione, nella nuova formulazione dell’articolo viene fatto riferimento ai soli “alimenti non preimballati” (e non più anche a quelli “preconfezionati” e “alle bevande a preparazione estemporanea o a erogazione istantanea”, come nell’articolo 15, comma 1 del Decreto Legislativo 109/92).

Per gli “alimenti non preimballati” è disposto l’obbligo di riportare su ciascun distributore e per ciascun prodotto le indicazioni relative alla denominazione dell’alimento, alla lista degli ingredienti, agli allergeni, oltre al nome o ragione sociale o marchio depositato e sede dell’impresa responsabile della gestione dell’impianto. Le indicazioni devono essere riportate in lingua italiana e in forma chiaramente visibile e leggibile.

  • Articolo 19 Vendita di prodotti non preimballati: in questo articolo si ripropongono aggiornate le disposizioni già contenute nell’articolo 16 delDecreto Legislativo 109/92 relativamente alla vendita dei prodotti non preimballati, denominati “sfusi” nella precedente formulazione che si identificano nei prodotti:
  1. offerti in vendita al consumatore finale o alle collettività senza preimballaggio;
  2. imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore;
  3. preimballati per la vendita diretta;
  4. non costituenti unità di vendita in quanto non destinati ad essere presentati come tali al consumatore finale ed alle collettività, ma posti in confezioni o involucri protettivi per essere generalmente venduti previo frazionamento.

Per detti prodotti è prescritta l’apposizione di un cartello ai recipienti che li contengono, o di altro sistema equivalente, anche digitale, facilmente accessibile e riconoscibile, presente nei comparti in cui i prodotti sono esposti. Nel caso di prodotti della gelateria, della pasticceria, della panetteria, della pasta fresca e della gastronomia e altre preparazioni alimentari, l’elenco degli ingredienti può essere riportato sul cartello, oppure su apposito registro o altro sistema equivalente, anche digitale, da tenere bene in vista, a disposizione dell’acquirente, in prossimità dei banchi di esposizione dei prodotti stessi, purché le indicazioni relative agli “allergeni” siano riconducibili ai singoli alimenti posti in vendita.

Le indicazioni obbligatorie che devono figurare sui suddetti supporti sono:

a)     la denominazione dell’alimento;

b)    l’elenco degli ingredienti con relativa identificazione degli allergeni;

c)     le modalità di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili;

d)    la data di scadenza per le paste fresche e le paste fresche con ripieno;

e)    il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2 per cento in volume;

f)      la percentuale di glassatura, considerata tara, per i prodotti congelati glassati;

g)     la designazione “decongelato” ove previsto.

Rispetto alla precedente formulazione, sono state aggiunte le disposizioni per i prodotti non preimballati o non considerati unità di vendita (senza imballaggio, imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta) serviti dalle collettività (banchi di vendita fissi o mobili, ristoranti, mense, scuole, ospedali, ecc.). In particolare, l’indicazione degli allergeni deve essere riportata – per ciascun alimento e prima che venga servito al consumatore finale – sul menù o su cartelli, registri o altri sistemi anche digitali o anche mediante avviso che rimandi al personale cui chiedere informazioni in merito. Per tali alimenti deve essere fornita anche la designazione “decongelato” ove prevista.

II Ministero ha pur previsto l’ipotesi che l’informazione venga offerta su richiesta del consumatore. Tale previsione non esonera l’operatore dall’obbligo di mantenere a pronta disposizione degli avventori un registro scritto, ove siano elencati gli ingredienti e gli allergeni contenuti in ciascuno degli alimenti in offerta

Per tutte le indicazioni obbligatorie viene espressamente stabilito l’obbligo di riportare le indicazioni in lingua italiana ed in maniera da essere chiaramente visibili e leggibili.

  • Articolo 20 Prodotti non destinati al consumatore (vendita B2B): I prodotti alimentari destinati all’industria, agli utilizzatori commerciali intermedi ed agli artigiani per i loro usi professionali, ovvero per essere sottoposti ad ulteriori lavorazioni, nonché i semilavorati non destinati al consumatore, devono riportare le seguenti informazioni:
  1. la denominazione dell’alimento;
  2. le sostanze e i prodotti che provocano allergie ed intolleranze;
  3. la quantità netta dell’alimento;
  4. il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e l’indirizzo dell’operatore alimentare;
  5. il lotto, quando obbligatorio.

Tali informazioni devono figurare sull’imballaggio o sul recipiente o sulla confezione oppure sui documenti commerciali, anche in modalità telematica, purché siano riferiti ai prodotti in questione.

  • Articolo 21 Violazioni in materia di diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare: L’omessa indicazione del lotto è soggetta a sanzione da 3.000,00 a 24.000,00 euro, mentre l’utilizzo di modalità differenti da quelle prescritte prevede una sanzione da € 1.000,00 a € 8.000,00.

Ulteriori sanzioni possono venire applicate, ai sensi del d.lgs. 190/06, laddove gli operatori non risultino in grado di offrire alle autorità che ne facciano richiesta le notizie essenziali ai fini della rintracciabilità dei prodotti. In tali casi si applica una sanzione amministrativa pecuniaria da € 750,00 a € 4.500,00 e, in caso di reiterazione, è disposta, in aggiunta alla sanzione amministrativa pecuniaria, la sospensione del provvedimento che consente lo svolgimento dell’attività che ha dato causa all’illecito per un periodo di giorni lavorativi da un minimo di dieci ad un massimo di venti.

  • Articolo 22 – Violazioni in materia di indicazioni obbligatorie nella distribuzione di alimenti non preimballati attraverso distributori automatici: L’omessa indicazione degli allergeni sui singoli alimenti non pre imballati è soggetta a sanzione da 5.000,00 a 40.000,00 euro.La violazione degli altri obblighi (denominazione alimento, lista ingredienti, nome o ragione sociale o marchio depositato e sede dell’impresa responsabile) e il mancato utilizzo della lingua italiana è soggetta a sanzione amministrativa da € 1.000,00 a € 8.000,00.
  • Articolo 23 Violazioni in materia di indicazioni obbligatorie nella distribuzione di alimenti non preimballati serviti dalle collettività: L’omessa indicazione degli allergeni sui singoli alimenti non preimballati è soggetta a sanzione da 3.000,00 a 24.000,00 euro.L’indicazione degli allergeni con modalità difformi rispetto a quelle stabilite dal Ministero della Salute comporta l’applicazione di una sanzione da € 1.000,00 a € 8.000,00. Penalità dimezzata in caso di soli errori formali.L’omissione delle notizie obbligatorie nelle cessioni B2B anteriori alla consegna a consumatore finale e collettività è soggetta a sanzione amministrativa da € 500,00 a € 4.000,00.
  • Articolo 24 Violazioni in materia di indicazioni obbligatorie per i prodotti non destinati al consumatore finale e alle collettività: L’omessa indicazione delle informazioni obbligatorie e/o il mancato rispetto delle modalità previste dall’art. 20, è soggetta a sanzione da 500,00 a 4.000,00 euro.
Decreto legislativo 231:2017_2

Disposizioni finali (Articoli da 25 a 31)

Nel caso di accertamento per la prima volta nei confronti di un operatore di sole violazioni in relazione alle quali sia prevista soltanto una sanzione amministrativa pecuniaria, l’autorità è tenuta a ricorrere a una preventiva diffida. È altresì prevista la possibilità di una riduzione del 30% della sanzione, qualora si proceda al suo pagamento nei cinque giorni dalla contestazione o dalla notifica.Le micro imprese possono beneficiare di riduzione fino ad un terzo della sanzione amministrativa.Le forniture alle ONLUS, in vista della successiva cessione gratuita a persone indigenti, sono esentate dalle sanzioni, al di fuori dei soli casi di irregolarità su allergeni e data di scadenza.

Analisi riassuntiva delle sanzioni previste

Il Decreto Legislativo 231/2017 nasce dall’esigenza di stabilire sanzioni specifiche a fronte dell’errata o incompleta comunicazione delle informazioni verso il consumatore e/o verso la collettività. Questo si traduce in sanzioni economiche anche rilevanti. Di seguito si ripropone uno schema esemplificativo delle sanzioni previste (importi espressi in €) in rapporto agli illeciti commessi.

Descrizione delleventuale violazioneRiferimento normaSanzione
Violazione pratiche leali d’informazione come da articolo 7, reg. UE 1169/2011.Articolo 3da 3.000€ a 24.000€
fornitura di prodotti non conformi alla normativa in materia di informazioni sugli alimenti da parte di OSA diversi rispetto all’articolo 8, reg. UE 1169/2011.Articolo 4da 500€ a 4.000€
Modifica delle informazioni ricevute in accompagnamento all’alimento.Articolo 4da 2.000€ a 16.000€
Non corrette invio di informazioni B2B.Articolo 4da 1.000€ a 8.000€
Mancata indicazione degli allergeni.Articolo 5da 5.000€ a 40.000€
Non conformità nelle indicazioni degli allergeni.Articolo 10da 2.000€ a 16.000€
Mancanza di una o più indicazioni obbligatorie di cui all’articolo 9, reg. UE 1169/2011.Articolo 5da 3.000€ a 24.000€
Violazione delle disposizioni sulla vendita a distanza.Articolo 7da 2000€ a 8000€
Cessione a qualsiasi titolo o esposizione per vendita di un alimento oltre la data di scadenza.Articolo 12da 5.000€ a 40.000€
Violazioni in merito al paese d’origine o luogo di provenienza.Articolo 13da 2.000€ a 16.000€
Indicazione di informazioni volontarie in violazione dell’articolo 36, paragrafo 2 e 3, reg. UE 1169/2011.Articolo 16da 3.000€ a 24.000€
L’omissione dell’indicazione del lotto, o partita, in violazione dell’articolo 17,  reg. UE 1169/2011.Articolo 21da 3.000€ a 24.000€
Indicazione del lotto, o partita, con modalità diverse.Articolo 21da 1.000€ a € 8.000€

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