L'ANALISI DEI RISCHI MOCA – Il pericolo dei COV seconda parte

L’analisi dei rischi MOCA rappresenta un passo fondamentale per garantire la sicurezza dei materiali e oggetti destinati al contatto con alimenti. Nel precedente articolo del 21 agosto 2017 abbiamo introdotto l’importante concetto dell’analisi dei rischi MOCA nonché abbiamo analizzato dove la normativa indica implicitamente ed esplicitamente la necessità di condurre l’analisi dei rischi MOCA e, di conseguenza, la necessità di definire quando opportuno, procedure e attività per limitare un pericolo o contenerlo entro limiti accettabili. Tali procedure sono spesso definite GMP o Good Manufacturing Practices.

In questo articolo, che rappresenta la prosecuzione del precedente, pubblicato in data 21 agosto 2017, tratteremo i COV, acronimo di Composti Organici Volatili, come uno dei possibili pericoli che dovrebbe essere valutato nell’analisi dei rischi MOCA. Tuttavia questa categoria di composti chimici sono spesso ignorati da molte aziende e quindi, di sovente, non sono citati all’interno dell’analisi dei rischi MOCA come documento giustificativo al processo di assicurazione della qualità (vedi regolamento CE 2023/2006).

Che cosa sono i COV

I Composti Organici Volativi o COV  (usando il termine inglese Volatile Organic Compounds o VOC), sono composti chimici formati da molecole con differenti gruppi funzionali che mostrano di conseguenza comportamenti fisici e chimici differenti. L’elemento comune dei COV è la loro volatilità, tipica dei più comuni solventi organici aprotici come i diluenti per vernici.

Il Decreto legge 152 del 2006 al suo articolo 268 comma 11, definisce COV come “composto organico che abbia a 293,15 K (20°C) una pressione di vapore di 0,01 KPa superiore”. La natura dei COV è varia e si compone fra gli altri di idrocarburi alifatici e aromatici.

Non entreremo in questa sede nei dettagli della loro composizione ma è importante sapere invece che sono una componente di base degli inchiostri, solventi e adesivi utilizzati dall’industria di packaging, sia primario che secondario. Rappresentano quindi un potenziale fattore di rischio da citare nell’analisi dei rischi MOCA. Ulteriore presenza è riscontrata nei prodotti cosmetici o deodoranti, nei prodotti per la pulizia, stampanti e fotocopiatrici.

Uno dei principali COV è la formaldeide la quale, da un punto di vista tossicologico, è già stata indicata come componente a rischio. Un altro COV conosciuto per la sua tossicità (sostanza cancerogena) è il Benzene che viene utilizzato, fra gli altri, anche per realizzare materie plastiche, resine e fibre sintetiche. Si annovera infine il Cloruro di Metilene molto pericoloso per la salute umana ed utilizzato nella produzione di adesivi e vernici spray.

Il comportamento dei COV

L’emissione di COV da parte di un materiale o oggetto è maggiore all’inizio della sua vita ma tende a diminuire velocemente (circa una settimana per vernici e adesivi). Un caso che conferma questo comportamento è il benzene che evapora rapidamente sotto forma di  vapore il quale però essendo più pesante dell’aria si accumula nelle zone basse e può contaminare i terreni, il cibo e l’acqua.

La formaldeide rappresenta invece un’eccezione rispetto al normale comportamento chimico dei COV, il suo rilascio risulta quasi costante anche per molti anni e quindi da un punto di vista di analisi dei rischi MOCA, rappresenta un pericolo da comprendere e prevenire alla fonte.

Effetti sulla salute e rischi tossicologici

Perché è importante fare un’attenta analisi dei rischi MOCA contemplando anche i COV?
Alcuni studi tossicologici hanno dimostrato che i COV possono avere un impatto sul corpo umano, causando molti disturbi dal disagio sensoriale fino a gravi alterazioni dello stato di salute.

Alte concentrazioni di COV soprattutto in aree interne e poco ventilate, possono creare danni progressivi a carico di organi o apparati, in particolare al sistema nervoso centrale (SNC). Come già anticipato inoltre, alcuni COV sono già classificati come cancerogeni per l’uomo (benzene) o per l’animale (tetracloruro di carbonio, cloroformio, tricloroetilene, tetracloroetilene).

Tale situazione deve spingere ad una valutazione critica dei COV nell’analisi dei rischi MOCA in quanto tali componenti sono spesso presenti nei processi di lavorazione e produzione di materiali e oggetti a contatto alimentare.

ANALISI DEI RISCHI MOCA

La normativa applicabile ai COV

La normativa che regola i composti organici volatili (COV), fa parte del complesso sistema di norme e direttive concernenti l’ambiente e la sua tutela. Fra le più importanti e di carattere verticale si annoverano:

  • Direttiva 2004/42/CE relativa alla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute all’uso di solventi organici in talune pitture e vernici e in taluni prodotti per carrozzeria e recante modifica della direttiva 1999/13/CE”
  • Decreto Legislativo 161 del 27 marzo 2006Attuazione della direttiva 2004/42/CE, per la limitazione delle emissioni di composti organici volatili conseguenti all’uso di solventi in talune pitture e vernici, nonche’ in prodotti per la carrozzeria”
  • Guida all’applicazione del D.Lgs 27 marzo 2006 n. 161 – Federchimica – Luglio 2006

La valutazione dei rischi MOCA deve invece prendere in esame anche e soprattutto parametri di sicurezza prodotto con una chiara valutazione alla destinazione d’uso del prodotto finito.

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L’impatto sull’ecosistema in relazione a certificazioni ambientali

A livello di business ed immagine aziendale nonché in relazione ad alcuni standard privati legati all’impatto ambientale, i COV possono rappresentare un elemento di forte impatto e quindi necessitano di un’attenta valutazione.

In particolare le emissioni di carattere biogenico influiscono in modo significativo sul bilancio totale del carbonio e sulla capacità di reazione con l’ozono, i radicali OH e NO3, nella produzione di inquinanti atmosferici, i perossidi organici ed il monossido di carbonio. Da considerare che la presenza e distribuzione dei COV dipende da molte sorgenti diverse fra cui, oltre che all’attività dell’uomo anche da fonti naturali. Nelle aree rurali ad esempio la concentrazione di idrocarburi insaturi può aumentare a causa delle emissioni provenienti sia dal suolo che dalla vegetazione la quale risulta essere la sorgente principale delle emissioni VOC biogeniche.

Esempio del potenziale metabolico delle piante di produzione ed emissione di differenti tipologie di composti organici volatili

Ulteriore aspetto dei COV è il loro forte impatto nella chimica a breve tempo dell’atmosfera, determinando un importante impatto sui cambiamenti globali fra i quali e più significativi:

  • Accrescimento del tempo di vita del metano;
  • Aumento della diffusione degli aerosoli;
  • Aumento della la deposizione acida;
  • Inpatto sul bilancio globale del carbonio
Produzione di ozono a vari livelli di concentrazione di VOC:

Se si considerano certificazioni innovative quali la Carbon Footprint in primo luogo, la valutazione dell’impatto ambientale sui COV è un parametro significativo nella determinazione dei risultati finali associabili al prodotto finito stesso (valore inferiore ci CFP = prodotto con maggior valore da un punto di vista di impatto ambientale).

Attività e misure concrete per la riduzione dei COV

I livelli dei COV utilizzati nella realizzazione di materiali e oggetti destinati al contatto alimentare possono essere controllati attraverso un’accurata scelta dei materiali stessi necessari alla produzione o alla pulizia e manutenzione degli impianti. E’ quindi necessaria in una corretta valutazione di rischi MOCA, la quale garantisca che i prodotti e materiali utilizzati siano certificati e che rispettino i requisiti di igiene salute e ambiente.

Inoltre possono essere attuate specifiche procedure interne per limitarne la presenza, nonché eventuali residui durante i processi di lavorazione e/o produzione di MOCA. In particolare è consigliabile:

  • Limitare o quanto meno ridurre al minimo le fonti di COV (materiali di pulizia e manutenzione, colle, adesivi, solventi, vernici).
  • Utilizzo di vernici a base di acqua quando possibile.
  • Prevedere una ventilazione dei locali sufficiente in caso si sorgenti di COV o sistemi di estrazione forzata dell’aria.
  • Non fumare negli ambienti chiusi.
  • Attuare e mantenere costante una corretta manutenzione degli impianti e dei sistemi di riscaldamento degli ambienti.

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